Ho visto un re!

Regia di Carlo Compare
con Gabriele Paina e Matteo Sala
musiche dal vivo di
Federico Guccione, Francesco Frezza e Alberto Costa

SINOSSI
“Ho visto un re!” è uno spettacolo che mette in scena la comicità, l’ironia e la satira tipica della cultura milanese. Quel modo artistico di raccontare storie e personaggi del mondo che trova la sua genesi nelle osterie milanesi e che poi si è affermato entrando a far parte della cultura nazional- popolare italiana. Jannacci, Gaber, I Gufi, Svampa e Cochi e Renato, sono solo alcuni degli artisti che lo spettacolo ripropone sul palcoscenico, in una girandola di avvenimenti e personaggi surreali che prendono vita attraverso i corpi dei due attori e le note dei due musicisti che suonano dal vivo. Tutto lo spettacolo è ambientato in un’osteria dove si mangia pane e salame, si beve vino rosso e si canta a squarciagola. “Ho visto un re!” è uno spettacolo che non è prosa, non è un concerto e neppure un cabaret, è una commistione tra tutti questi generi che mescolati con le dovute proporzioni cerca di condurre il pubblico in un mondo di personaggi “sui generis” e “situation comedy”, attraverso un percorso di graduale “ebbrezza” ed “euforia” in cui il pubblico si fa attore stesso del mondo di cui ride. “Ho visto un re!” è uno spettacolo schietto, diretto, immediato, che ti aggredisce con la sua comicità che a volte ha un retrogusto amaro.

NOTE DI REGIA
“Ho visto un re!” è uno di quegli spettacoli che dopo che lo hai fatto ti chiedi come sia possibile che tu possa fare altro nella tua vita. È uno di quegli spettacoli che ti si impongono per la loro perfezione nel calzarti addosso, uno spettacolo che non scegli di fare, ma che fai perché in quel momento ti sembra di non poter fare altro. Questo è successo quando abbiamo deciso di mettere in scena “Ho visto un re!”: volevamo uno spettacolo puro, limpido che non avesse bisogno della minima mediazione, che uno non riuscisse a dire se è uno spettacolo o una bevuta tra amici. Alla fine, questo spettacolo, è sgorgato da noi; giovani alla soglia dei trent’anni che hanno ancora quel gusto del racconto, dell’aneddoto, della convivialità, del vino e dell’ebbrezza che ci proviene dalla cultura milanese che ci impregna e ci conquista con il fascino del surreale, del comico e del volgare. Ci siamo riempiti la testa di musica e parole, lo stomaco di vino e poi abbiamo scaricato tutto sul pubblico. Eravamo convinti potesse funzionare visto che funzionava su di me che ho origini campane e di milanese non parlo neanche una parola.
Carlo Compare

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